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SORDOMUTO STRONCATO DA UN'OVERDOSE

 

    

 

Data: 16-05-2001

In quella palazzina di via De Filippis la luce del bagno è rimasta accesa da domenica notte. Una fledile speranza di salvezza finita su quel pavimento dove accanto ad una siringa sporca di sangue, giaceva chi non avrebbe mai potuto chiedere aiuto. L'ennesima vittima di un'overdose - di una dose di eroina tagliata male - si chiamava PAOLO FIORE, aveva 36 anni ed era sordomuto. Nato ad Avellino, da più di dieci anni viveva in provincia di Salerno, prima a Battipaglia, poi dal '95 a Nocera Superiore e dopo il divorzio dalla prima moglie si era trasferito da circa un anno a Cava, la città della sua convivente Assunta Salsano. Dicono che il suo corpo fosse irriconoscibile: rigido come il marmo, il volto cianotico e un odore intenso. Così l'ha visto e riconosciuto il suo futuro suocero, dopo quasi 48 ore.

LA SCOPERTA

Erano le 11 ieri mattina, quando il padre della sua convivente ha aperto il suo appartamento. Da domenica sera non aveva più sue notizie. «L'intero vicinato avevano notato la luce del bagno accesa - raccontano alcuni condomini. Ma non ci siamo preoccupati, data l'abitudine di Paolo di restare a letto anche per due giorni di seguito». Il giovane è in casa. Assunta si affaccia, sporge la testa sull'uscio. Vede il corpo riverso sul pavimento del bagno. Con il completo nero che aveva indossato la sera prima. C'è sangue ovunque, anche su quella siringa di eroina appesa al braccio. Danno l'allarme. Sul posto arrivano i medici del Saut locale (servizio di emergenza territoriale coordinato dal 118) e gli operatori dell'Humanitas. Non c'è niente da fare, dopo quella dose killer. Vengono avvertiti gli agenti del commissariato, giudati dal vice questore Sabastiano Coppola.

 

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